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Viaggio nell’Italia delle antiche foreste
Nell’agosto 2020 mi è stato chiesto di documentare fotograficamente le faggete vetuste patrimonio Unesco di tutta Italia. Un compito complesso, ma, ancor più, una fantastica esperienza. Fotografare una foresta potrebbe sembrare piuttosto semplice: gli alberi non scappano. La realtà è decisamente più complicata; rappresentare una faggeta vetusta significa mostrarne... approfondisci
Dal legno morto, la vita della foresta
Nelle faggete vetuste, a differenza di quanto avviene in una foresta gestita e coltivata, sono presenti alberi in diversi stadi di sviluppo. In questi ecosistemi dinamici e in continua rinnovazione, gli alberi vecchi e senescenti, a causa di disturbi naturali, vanno incontro a un lento e inesorabile deperimento che con... approfondisci
Sulla pelle dei faggi
La corteccia è l’interfaccia degli alberi con l’ambiente in cui vivono, ne limita la perdita d’acqua e svolge funzioni di protezione da parassiti, patogeni e predatori. Essa, tuttavia, è in continua evoluzione e spesso, soprattutto in faggete integre, diventa ospite di una stupefacente varietà di organismi e... approfondisci
Il mondo nascosto della foresta
FOO... approfondisci
Gli ingegneri ecologici
La prima sensazione che si prova entrando in una faggeta è quella di trovarsi in un ambiente monotono e scarsamente popolato, ma ad un occhio più attento appare un vero e proprio scrigno di biodiversità. Il silenzio delle faggete, soprattutto in primavera, è infranto dai numerosi canti di uccelli che... approfondisci
I polmoni dei faggi
Camminando in un bosco di faggi si può avere la sensazione di essere in una cattedrale gotica, trovandosi in un ambiente ombreggiato e umido. Quando in primavera le foglie dei faggi, da verde acceso, sottili e ricoperte da peluria bianca, man mano si ispessiscono e diventano verde scuro, il fitto... approfondisci
Il faggio al servizio dell’ambiente

Il faggio al servizio dell’ambiente

Gli ecosistemi delle faggete ospitano una varietà di ambienti e habitat che ne fanno dei veri e propri scrigni di biodiversità. Costituiscono quindi preziosissimi laboratori all’aria aperta per la ricerca scientifica, nella ricostruzione della storia climatica dei territori dove si sono instaurate e delle comunità che in esse vivono. Una foresta in salute, inoltre, è un ambiente di straordinaria bellezza, capace di apportare notevoli benefici alla salute psicofisica umana. Tali benefici ricadono all’interno dei cosiddetti “servizi ecosistemici”, ovvero l’insieme di tutti i benefici multipli forniti da un certo ecosistema alla specie umana.

L’importanza delle foreste, quindi, non si riduce alla sola possibilità di sfruttarne gli alberi per la produzione di legname e combustibili, poiché questi ecosistemi rivestono un’enorme rilevanza pratica per la nostra esistenza, svolgendo servizi importantissimi ogni giorno e in modo del tutto gratuito.

Ad esempio una grande foresta può influenzare il ciclo dell’acqua in un certo territorio e, conseguentemente, la sua disponibilità. L’apparato radicale degli alberi, infatti, assorbe l’acqua precipitata nel terreno, che risale lungo i vasi conduttori sia per capillarità che per la “trazione” esercitata dai processi di traspirazione che avvengono sulle foglie. Molta di questa acqua può essere immagazzinata a livello del tronco, garantendone la disponibilità in periodi più siccitosi. L’acqua viene infine rilasciata in atmosfera durante i processi di respirazione dell’albero: attraverso questo processo, moltiplicato per i numerosi alberi che compongono la foresta, vengono mantenute condizioni ambientali costanti e favorevoli e, indirettamente, viene esercitata un’influenza sulla formazione delle nubi e sulle precipitazioni a scala climatica più ampia.

L’attività degli apparati radicali permette la presenza di un’umidità costante intorno alle radici, consentendo la sopravvivenza di numerosissimi organismi del suolo, come batteri, funghi e invertebrati, a loro volta coinvolti nei processi di decomposizione e riciclo della materia organica, fornendo servizi di supporto alla biodiversità e alla formazione di habitat.

Inoltre, la capacità di accumulo idrico dei grandi alberi è alla base del loro importante ruolo di mitigazione del rischio idrogeologico, rallentando il deflusso dell’acqua durante brusche precipitazioni, evitando o mitigando il verificarsi di pericolose inondazioni. Similmente, la presenza di copertura arborea è cruciale nel rallentamento dell’erosione e di eventuali valanghe e slavine. Gli alberi, anche dopo la loro morte, esercitano un’azione meccanica di trattenimento della neve, che in foresta si scioglie più lentamente anche grazie all’ombreggiamento: in tal modo l’acqua di scioglimento viene assorbita gradualmente dal terreno e rilasciata lentamente in ruscelli e fiumi che raggiungono poi il fondovalle, assicurando l’approvvigionamento idrico per lunghi periodi.

I servizi ecosistemici svolti dalle faggete sono molteplici e complessi, ma ricordiamo infine uno dei più importanti: la produzione di ossigeno! I processi di fotosintesi producono molecole organiche a partire da anidride carbonica e acqua, rilasciando ossigeno gassoso. Senza le piante, la composizione dell’atmosfera sarebbe molto diversa e non esisterebbe la vita animale, umani inclusi.

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I faggi affondano le proprie radici solide sul terreno - Foto di Francesco Lemma
Una pozza temporanea tra la lettiera - Foto di Francesco Lemma
L’acqua, elemento raro e prezioso in foresta - Foto di Francesco Lemma
Un piccolo ristagno d’acqua tra le pietre - Foto di Francesco Lemma
I faggi affondano le proprie radici solide sul terreno - Foto di Francesco Lemma

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